Perché fare stretching? Per qualcuno potrebbe sembrare quasi una punizione a fine allenamento, quando l’unico obiettivo è fare una bella doccia e rilassarsi. In realtà, non è da considerarsi a parte rispetto all’esercizio fisico. Ne è piuttosto parte integrante, tanto di quello appena concluso tanto della sessione successiva. Perché? Chiedetelo ai vostri muscoli!

Stretching in inglese significa “allungare”, ed è proprio questo quello che avviene: una distensione, un allungamento dei muscoli.Non è tuttavia dal mondo anglosassone che proviene questa pratica, bensì sembra arrivare dal mondo orientale. Deriva infatti da un approccio olistico all’organismo, ad una visione che tende a riequilibrare gli scompensi tanto a livello mentale quanto fisico, nonché questi due aspetti insieme.

A cosa serve lo stretching?

Lo stretching e i suoi benefici agiscono a diversi livelli. Vediamo di affrontare i punti principali.

Abbiamo parlato di equilibrio, ed è questa una delle sue principali prerogative: aiutare i muscoli a tornare al loro stato ottimale dopo uno sforzo. Ma non solo.

Innanzitutto, migliora la flessibilità: aiuta a rendere i movimenti più fluidi durante il work out. Un muscolo più sciolto si traduce in minore possibilità di strappi e lesioni, oltre che in una migliore performance a livello sportivo. Più flessibilità significa anche maggiore equilibrio e coordinazione.

Con lo stretching, inoltre, aumenta il flusso sanguigno ai muscoli, il che significa maggiore nutrimento per questi e, con la giusta irrorazione, una maggiore “pulizia” dei tessuti. Nei casi di infortuni recenti, proprio questo miglioramento della circolazione concorre al recupero.

Ne trae giovamento, infine, anche la postura. Con lo stretching infatti è probabile che si riattivino muscoli poco utilizzati o utilizzati male, come per esempio i dorsali, spesso responsabili di mal di schiena e altro. Rafforzandoli nel modo corretto, automaticamente tenderete a sedere o camminare meglio, eliminando eventuali fastidi.

Esiste un solo tipo di stretching?

La risposta è no, ne esistono diversi tipi. Ne illustreremo alcuni per fare qualche esempio.

Lo stretching dinamico è sfruttato soprattutto in programmi sportivi ad alta velocità. È rivolto a sostegno dell’elasticità di tendini e muscoli. Prevede la ripetizione degli stessi movimenti dell’allenamento ma eseguiti in maniera differente.

Lo statico, invece, punta a esercizi di stiramento muscolare. Tendenzialmente si assume una posizione per lavorare su un muscolo o distretto muscolare in particolare e la si mantiene per alcuni secondi (fino a trenta).

Per veri addetti ai lavori, vi è lo stretching isometrico, più complesso. Prevede una posizione di allungamento, una fase di contrazione isometrica contro una resistenza e, infine, un rilassamento del muscolo contratto. Come accennato, richiede un’adeguata preparazione per essere eseguito in sicurezza.

Stretching a casa

Volete qualche esempio di esercizi da eseguire post allenamento? La nostra Daniela Bellavia ha preparato un video per voi. Daniela è Dottoressa in Scienze Motorie, personal trainer e Dottoressa in Scienze della Nutrizione umana: la persona per farvi seguire nella vostra forma fisica a 360 gradi.

Prendete appunti e… buona visione!

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Posted by Daniela Bellavia Personal Trainer e Wellness Coach on Sunday, March 15, 2020
Daniela Bellavia – Personal Trainer e Wellness coach